domenica 9 febbraio 2014

Noi razzisti.

Noi razzisti.
La chiesa era grande, bella.
I colonnati rivestiti di marmo,
Lucido, duro, compatto.
L'altare era separato con
un'iconostasi e le figure dei
Santi erano in tessere d'oro,
Che formavano un prezioso
Mosaico. Attorno vi era il
presbiterio in legno massello
Intarsiato. Il parroco era orgoglioso
Della sua chiesa, tutta lastricata
Di marmo colorato a formare dei
Disegni geometrici che rappresentavano
La  divina Trinità. Egli pretendeva da tutti
I fedeli il Massimo della pulizia e della
Igiene anche per terra. Quando vedeva
Entrare nella sua chiesa gente sporca o male
In arnese, li guardava con diffidenza e li
 seguiva passo passo per paura che sporcassero
O danneggiassero l'arredo. Il reverendo la  sua
bella chiesa, non aveva piacere che venisse frequentata
Da  povera gente o da Vu cumpra' e zingari.
Contravvenendo ai sacri insegnamenti del suo divino
Maestro. Orsù signori miei da qualunque pulpito venga
La predica diamo un bel giro di vite a regolare la
Nostra testa e la nostra malandata coscienza. L'uomo
Di qualunque, religione, colore, classe sociale è
Un figlio di Dio e come tale deve essere accolto,
Ovunque e particolarmente nella casa del Signore.

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