Giovanna
Non avrei mai più creduto
Nella tua emozione, nella
Presenza di quel sentimento,
Ancora in embrione, congelato
Dalla difficile situazione in cui
Ci siamo trovati in quella cittadina
Della provincia romana.
Tu non avevi paura di impegnarti, io
Ero un collegiale, senza alcuna
Esperienza, senza alcuna sicurezza.
Tu, per ironia del destino, venivi
Da un paesino della provincia
Abruzzese. Quante volte mio padre
Mi raccontava di come un nostro avo
Alla metà dell'800, fosse venuto in
Sicilia per fare da soprastante per il
Marchese Ferrate, che aveva vasti
Possedimenti nella zona di Tagliavia.
Io avevo avuto come un tuffo al cuore,
Incontrandoti. Mi è bastato sentire la
Tua voce, poi i nostri sguardi si sono
Incrociati e tu mi hai salutato, come
se ci conoscessimo da chissà quanto
Tempo. Uscimmo dall'ospedale dove
Tu avevi fatto gli esami del sangue,
Io ero stato nell'ambulatorio di
odontoiatria, proprio di fronte al
Laboratorio di analisi. Siamo usciti
e abbiamo passato una mezz'oretta
Insieme, poi tu te ne sei tornata a casa,
Ma prima mi hai dato un bacio improvviso.
Allora però io avevo ancora l'intenzione
Di diventare un sacerdote e non ti ho
Cercata più. Qualche mese dopo sono
Uscito dal collegio e ritornato in Sicilia.
Non ci siamo più incontrati, per ben più
Di quarant'anni.
Qualche giorno fa sono stato a Frascati e
Una bella donna, già matura mi guardava
Curiosamente. Io ti rivolsi la parola e tu
Fosti sicura, che si ero proprio io, il
Collegiale che Conoscesti all'ospedale di
Frascati, non ti ricordavi il mio nome, ma
Ricordavi il mio viso, che forse non era troppo
Cambiato. Io ti rivolsi la parola interrogativamente:
Giovanna? Tu hai accennato di si. Ma ormai erano passati
Tanti anni, troppi ed ognuno aveva fatto la sua vita.
Ci siamo salutati senza alcuna particolare enfasi.
Io sono tornato a Roma in albergo e l'indomani sono ripartito per
La Sicilia. La parentesi era chiusa da sempre e la mia
Coscienza era Serena.
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