mercoledì 15 gennaio 2014

Fortuna 2. il giocatore

Fortuna.  2.  Il giocatore.
Da ragazzo Fabio aveva una gran voglia di correre. Da piccolo correva dietro alle galline alla Cascina del nonno. Quando frequentò la scuola media partecipò ai giochi degli ''juniores'' ed arrivò fino alla fase finale dei giochi, svoltisi a Roma. Non li vinse, ma fu ugualmente felice per la gioiosa esperienza. Alle scuole superiori cominciò a giocare  calcio. L'istituto che frequentava, l'anno precedente aveva vinto il torneo, tra tutte le scuole della  città. Quell'anno il preside  aveva avuto una maggiore ambizione ed  aveva iscritto la squadra dell'istituto al torneo regionale. Nella regione vi erano giocatori che giocavano in club dilettantistici, ma erano squadre, che giocavano per la promozione nella serie cadetti. Fabio cominciò a giocare come Ala destra, aveva sulle spalle il numero sette. La prima partita fu giocata contro la Virtus e poco mancò che finisse con un rotondo due a zero per la Virtus, ma una palla sfiorata da un terzino della Virtus non si sa come,  carambolò dentro la  rete.  Fabio aveva avuto l'ordine imprescindibile di non entrare nell'area avversaria, ma di limitarsi a crossare al centro. Mancavano un paio di minuti, quando Fabio, che per tutta la partita aveva facilmente scavalcato il difensore avversario , decise di tentare la fortuna. Spettatori e giocatori ormai consideravano il risultato acquisito e molti si erano alzati per uscire dallo stadio ed evitare la ressa. Giovanni, che aveva contrastato il cntravanti  avversario e gli aveva tolto il pallone, fece un lancio lungo verso la porta avversaria. Fabio scattò velocissimo e superò gli imbambolati difensori avversari puntò a rete e in un Fiat arrivò davanti  al portiere. Il portiere era un fuori età ed aveva una decina d'anni  che giocava nella Virtus, nella vita faceva il professore. Il portiere quindi preferì avanzare di qualche metro per ridurre la visuale al giocatore avversario. Fabio, senza pensare al da farsi, ma di puro istinto, alzò di quel che bastava la palla, che passò sulla testa del portiere, proteso invano  nel tentativo  di intercettarla. Il pallone fini in rete ed un urlo si alzò dai giocatori in campo. Tutti corsero ad abbracciare Fabio e gli spettatori che erano tornati indietro applaudivano, freneticamente.
Da quel giorno Fabio fu l'idolo dell'istituto ed è inutile dire che il suo istituto vinse il torneo regionale. La superbia del  preside lo  portò ad  iscrivere, per l'anno successivo, la squadra del suo istituto al torneo interregionale. Questa però è un'altra storia, che certo, non può essere imparata a memoria.




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