Fortuna. 2. Il giocatore.
Da ragazzo Fabio aveva una gran voglia di correre. Da piccolo correva dietro alle galline alla Cascina del nonno. Quando frequentò la scuola media partecipò ai giochi degli ''juniores'' ed arrivò fino alla fase finale dei giochi, svoltisi a Roma. Non li vinse, ma fu ugualmente felice per la gioiosa esperienza. Alle scuole superiori cominciò a giocare calcio. L'istituto che frequentava, l'anno precedente aveva vinto il torneo, tra tutte le scuole della città. Quell'anno il preside aveva avuto una maggiore ambizione ed aveva iscritto la squadra dell'istituto al torneo regionale. Nella regione vi erano giocatori che giocavano in club dilettantistici, ma erano squadre, che giocavano per la promozione nella serie cadetti. Fabio cominciò a giocare come Ala destra, aveva sulle spalle il numero sette. La prima partita fu giocata contro la Virtus e poco mancò che finisse con un rotondo due a zero per la Virtus, ma una palla sfiorata da un terzino della Virtus non si sa come, carambolò dentro la rete. Fabio aveva avuto l'ordine imprescindibile di non entrare nell'area avversaria, ma di limitarsi a crossare al centro. Mancavano un paio di minuti, quando Fabio, che per tutta la partita aveva facilmente scavalcato il difensore avversario , decise di tentare la fortuna. Spettatori e giocatori ormai consideravano il risultato acquisito e molti si erano alzati per uscire dallo stadio ed evitare la ressa. Giovanni, che aveva contrastato il cntravanti avversario e gli aveva tolto il pallone, fece un lancio lungo verso la porta avversaria. Fabio scattò velocissimo e superò gli imbambolati difensori avversari puntò a rete e in un Fiat arrivò davanti al portiere. Il portiere era un fuori età ed aveva una decina d'anni che giocava nella Virtus, nella vita faceva il professore. Il portiere quindi preferì avanzare di qualche metro per ridurre la visuale al giocatore avversario. Fabio, senza pensare al da farsi, ma di puro istinto, alzò di quel che bastava la palla, che passò sulla testa del portiere, proteso invano nel tentativo di intercettarla. Il pallone fini in rete ed un urlo si alzò dai giocatori in campo. Tutti corsero ad abbracciare Fabio e gli spettatori che erano tornati indietro applaudivano, freneticamente.
Da quel giorno Fabio fu l'idolo dell'istituto ed è inutile dire che il suo istituto vinse il torneo regionale. La superbia del preside lo portò ad iscrivere, per l'anno successivo, la squadra del suo istituto al torneo interregionale. Questa però è un'altra storia, che certo, non può essere imparata a memoria.
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